Made in Italy, marketing e politica

Le imprese possono avere lunga vita, chiudere dopo qualche anno oppure cambiare e trasformarsi in molti modi. Il made in Italy è un’idea che appassiona i consumatori di tutto il mondo ed è un ottimo esercizio per pensare, fare impresa e occuparsi di politica, anche per i liberi professionisti come me.

Ci sono storiche aziende della manifattura e dell’industria che sono conosciute ovunque, nel settore della moda e delle auto per esempio. Negli ultimi decenni si è aggiunto un prezioso lavoro nel campo dell’enogastronomia e alcuni progetti di impresa hanno lavorato per l’organizzazione e l’internazionalizzazione dei piccoli produttori locali. Questo è sicuramente un’idea preziosa per coinvolgere in mercati internazionali aziende che non avrebbero avuto questa possibilità, rispetto a marchi storici del made in Italy del lusso.

Mi sembra però che ci siano alcune possibilità poco esplorate:

  1. la creazione di un brand moda italiano easy, moderno, casual che unisca e porti nel mondo, con una propria rete di store, i migliori prodotti realizzati nei distretti locali sparsi per l’Italia.
  2. l’ideazione di un marketing nuovo che abbia il suo punto di forza nella sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti: “lo stile di vita italiano parte dalla qualità delle nostre aziende”.
  3. lo sviluppo di un know how consulenziale e manageriale italiano (marketing, organizzazione, finanza) che sia alternativo a certi progetti che hanno prodotto per il mondo esternalità negative ambientali e sociali di vario tipo.

In definitiva, una delle cose che contraddistingue il modello economico italiano del dopoguerra è l’idea che si possa lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Il made in Italy potrebbe essere un potente veicolo di questi valori attraverso i suoi prodotti.

In questo senso le nostre politiche industriali, se questo può significare essere competitivi nel mondo, dovrebbero valorizzare un’idea di impresa e di lavoro di un certo tipo, non solo di prodotto. Il marketing non può essere più fatto di modelli e paesaggi che si incontrano raramente nella realtà, come nel caso di quelle pubblicità di auto lanciate in spazi che nelle città non esistono. I sogni sono belli se si avverano in breve tempo e la comunicazione pubblicitaria continua spesso a produrre evasione a cui si fa fatica a credere e purtroppo anche la politica fa così.

Proprio per questo sia la politica sia il mondo dell’impresa dovrebbero fare i conti con tempi e potenzialità del made in Italy nel mondo. Ok, tante possibilità di scambi commerciali, relazioni, occupazione e sviluppo di conoscenza ma questa strada può davvero risolvere tutti i nostri problemi economici e sociali?

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