Scenari e vision: un metodo

Descrivere uno scenario o una vision, considerate le proprie risorse a disposizione, può essere considerata una cosa abbastanza diversa una dall’altra. Elaborare scenari e vision può essere utile a maturare le proprie scelte, di qualsiasi durata possano essere, per un anno o più. 

Si tratta in entrambi i casi di un esame di realtà ma nell’analisi di scenari l’attore sociale, la persona, il professionista, l’imprenditore è un soggetto che non ha ancora elaborato una propria scelta relativa alla realtà, di valori, di idee, non sa ancora le attività che realizzerà, non ha degli obiettivi abbastanza definiti, non ha deciso cosa fare, anche perché gli scenari sono delle proiezioni sulla realtà circostante, in cui ci sono alcuni dati di realtà ma anche alcuni giusti timori e ottimismi. Si realizzano analisi di scenari proprio per capire i quadri generali, le situazioni ambientali entro cui porre la propria azione abbastanza razionalmente, per passare dall’attesa all’azione.

In una condizione di scarsa attività personale o professionale, di incertezza periodica delle decisioni e attraverso un’esame di realtà abbastanza razionale, tenendo in conto le proprie sensibilità, si può procedere con il tentativo di descrizione, definizione di tre scenari nei quali ci si potrebbe trovare, per esempio nei prossimi 5 anni.

In generale, si delineano diversi tipi di scenari evolutivi della realtà nella quale si lavora, perché può essere che questa complessa realtà circostante possa prevalere sulla propria vita personale e professionale, sulla propria azienda, soprattutto in un periodo in cui non si hanno le idee chiare su cosa intraprendere, su come guidare la propria barca, se mari (milioni di consumatori e micro imprese, etc.) e venti (la politica, il contesto internazionale, etc) di questa società dovessero cambiare, più o meno lentamente, le proprie tendenze. 

Si può provare a descrivere quindi uno scenario pessimista, uno scenario ottimista e uno scenario di equilibrio, che poi in genere è il più probabile soprattutto nel breve periodo. 

In tutti i casi, quando uno scenario parzialmente previsto si realizza malgrado noi stessi, e soprattutto in assenza, nel periodo precedente, di un ruolo attivo di rigenerazione continua della propria realtà, il livello di soddisfazione può non essere alto, perché è la realtà sociale che ci ha definito o ci sta ridefinendo, con le sue nuove dinamiche socio economiche e i nostri comportamenti invece usuali, assegnando via via a questi un ruolo diverso dal passato, un ammontare di risorse materiali e immateriali diverso da prima e una posizione che può diventare non più corrispondente a quello che ci interessa e vogliamo sia in un dato periodo di tempo.

Quando si prova invece a descrivere la propria vision, l’esame di realtà, più o meno approfondito, contiene i tuoi desideri, i tuoi obiettivi, integrati con la realtà socio economica circostante e le sue dinamiche e rimane un quadro di riferimento personale abbastanza ampio e flessibile ma anche abbastanza soddisfacente, perché in esso sei sempre un soggetto attivo, che partecipa o parteciperà con i propri desideri, idee e valori, con il proprio lavoro. 

Una vision non è mai molto definita ma la sua individuazione stabile è rassicurante. Anche l’individuazione dei diversi scenari possibili può essere rassicurante e attivante, perché in ogni caso valuti le possibilità e puoi prevedere la tua integrazione con essi, l’integrazione e l’espressione dei tuoi bisogni, desideri e obiettivi personali e professionali. 

Una buona vision ti può permettere poi di delineare delle mission più specifiche, che costituiscano i passi da realizzare per andare man mano a integrarsi in maniera positiva, soddisfacente con la realtà socio economica circostante ma anche come persona in generale nel contesto sociale.

Una buona mission oltre a fare passi nella propria vision è anche la maniera giusta per sperimentare una realtà non ancora ben conosciuta, cioè per esplorare degli scenari solo ipotizzati, per valutarli meglio, positivi o negativi che siano e magari ricalibrare il proprio lavoro.

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